Sono tempi difficili dove non mancano le domande importanti: che lavoro faremo tra sei mesi? Come riusciremo a studiare? Come si comporteranno i miei clienti? Come superare la paura? Come posso ottenere il successo che merito se devo rimanere chiuso nella mia cameretta inflebato in una fibra ottica? Quali sono le chiavi di accesso ai pensieri di mio figlio teenager? Come faccio a pubblicare il mio nuovo successo? Cosa manca al mio CV? E così via…
Operano via Zoom, via ebook, su Youtube. Alcuni esistono da tempo, facevano conferenze costosissime a manager e disorientati vari, altri
sfornavano libri sulle aquile che non vogliono essere polli, sul pensiero
divergente, sulla seduzione comportamentale, sulla pranoterapesi
neurostilistica applicata al team building, sull’intelligenza emotiva della danza
sufi. Tra di loro monta una coorte sempre più affollata di personaggi sorridenti che si assegnano
etichette di motivatori, mentori, coach, spinn doctor, evangelisti digitali, montemagni, ispiratori,
tutti con le risposte
giuste.
Meno male che
esistono. Alcuni di questi guru sono
bravissimi, li ammiro e li osservo in azione per ore come faccio con gli stand
up comedians, i predicatori e i fenicotteri rosa. Danno risposte chiare e confortanti.
Puoi quasi sceglierle da un catalogo: eccoti serviti “5 modi per chiedere un
aumento”, “4 cose da fare per affrontare
il lunedì”, “Fare un superbusiness plan in 10 passi”, “I 3 segreti del funnel
marketing che ti cambieranno la vita”, “Lo Yoga della risata per dare il meglio
di te”, “Il vero te che è in te anche se”, “Vendere è come respirare”. Sono ansiolitici per vocazione e già
per questo fanno un grande servizio all’umanità.
Eccoli in azione: prendono la scena con un bel “Sarà
capitato anche a voi…”, ci ficcano un aneddoto che riguarda la loro vita
passata “…anche io quando ero ancora un pirla…” che li avvicina a tutti noi, poi ecco “però quella volta è stato
diverso perché …” e arriva la folgorazione di come hanno superato l’ostacolo, “e
dunque…” sono lì per rendervi edotti dell’illuminazione toccata proprio a loro
e che cambierà la vostra vita perché ha cambiato anche la loro. “Perché voi valete”. Grazie. Applausi.
Non si può fare troppa ironia sui guru. Loro hanno il
senso dell’umorismo, meno però i loro seguaci. Senti subito il gelo, come capita a
volte quando tocchi in pubblico stravaganze come la religione o gli oroscopi. Quando
ci ho provato in aula ho capito che metà dei presenti aveva sborsato il prezzo
di un volo aereo per Parigi solo per ascoltarli in una grande sala sulla Via
Nomentana e senza buffet all’uscita.
Questi guru moderni sanno dare le risposte giuste per lunghezza e complessità, genericamente vere e
comode, motivanti e poco responsabilizzanti, che suonano come perle di saggezza
e pregne di vision, ponendoti nel giusto e non lontano dalla meta.
Sono dei fuoriclasse
nell’elencare Cosa fare e Come farlo, e svicolare dai Perché.
(Quasi ogni anno mi capita di scrivere un pezzo 'intimo' in
agosto. Una valvola di sfogo. Lo vorrei evitare ma ecco che arriva da qui in poi.)
Confesso che il perché
è l’unica cosa che mi interessa davvero in quello che faccio (e in quello che fanno
o non fanno gli altri). E mi stupisco ancora l’interesse di pochi sui perché. I Perché sono scomodi e spesso non pagano. Però
avere chiarezza sui Perché azzera i rimpianti; non averne, genera i rimorsi.
Potevo essere un guro. Io lo so. Ho una buona favella, una
vasta cultura generale, se lo desidero so pure ascoltare, riesco a produrre una
visione laterale di qualsiasi cosa, so stupire con poco, avrei anche i giusti
tempi scenici. Però.
Però mi annoierei a morte a dare risposte di buon senso. Preferisco
stare dalla parte delle domande. Rinuncio ai consigli per vite che non comprenderei
mai a fondo perché non ho i loro occhi e quello che coglierei non è dunque reale.
Saprei dire a 1000 persone cosa dovrebbero fare per avere
successo e per 800 almeno suonerà sensato e applicabile, però mi vergognerei
per aver servito una pietanza da fast food; se tentassi di sciogliere per loro
il nodo del perché debbano aver successo servirebbero ore per ciascuno,
prenderei molti vaffa’ e mi mancherebbe almeno una laurea in Psicologia.
Lo ammetto, quando insegno per alleggerire la pressione e
prendere fiato a volte ci infilo anche io i “7 passi per…” e mentre li elenco
mi annoio come se contassi le formiche in fila sul muro. Però quello su cui mi
incaponisco è dare spazio a “Perché
qualcuno dovrebbe sceglierti? Farti lavorare? Passare del tempo con te?
Acquistare un tuo servizio?” Domande che pongo anche a me stesso, diverse
volte la settimana, e le cui risposte, sempre approssimative, si formano
costruendo la strada da percorrere.
La guraggine funziona se riesci a spacciare per vero belle
parole come “Tutti ce la possono fare”, “Se ti impegni, i risultati verranno”,
“E’ ovvio che ti meriti l’aumento!”, “Gli ostacoli sono grandi opportunità” e
altre sciocchezze simili che agli occhi di una persona razionale cessano di
essere vere già durante le scuole elementari. Però è bello ascoltarle da anche
adulti, circondati da altri adulti e poter così credere ancora alle favole. Per
il guru è facile dirle specchiandosi nelle aspettative di chi ha davanti, serve
solo un po’ di esercizio, preparazione, un grande ego e la capacità di non dire
nulla di indigesto.
Io li riconosco subito quelli che non si meritano nessun aumento, che
stanno per andare a sbattere perché neppure vedono gli ostacoli, o quelli che della vita vorrebbero solo la panna
e che tu manovrassi pure il loro cucchiaino, quelli che sono finiti sul binario
sbagliato, quelli che non hanno avuto fortuna, e non ho né la forza né la
capacità per influire davvero nelle loro vite, soprattutto se non si chiedono perché
questo dovrebbero farlo accadere.
Io li vedo come li vede qualsiasi guru. A dare però rispostine
ansiolitiche non ci sto. A dirgli che va tutto bene lascio che siano i film
americani e gli hashtag pandemici.
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