Pagine

Visualizzazione post con etichetta figli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta figli. Mostra tutti i post

lunedì 12 febbraio 2018

Vedi, piccolo, questo si chiama ‘Fascismo’.

Vedi piccolo, questo si chiama ‘Fascismo’.
Quando uno dei migliori direttore museali spiega a una signora poco informata che gli uomini sono tutti uguali, che molti egiziani sono cristiani, che esiste un mondo reale oltre alla voglia di sangue immigrato, e il partito di lei risponde che quando vincerà le elezioni licenzierà tutti i direttori di musei, si chiama Fascismo. Eliminare per primi quelli che pensano meglio e magari in modo diverso, è una delle tecniche del Fascismo: il Fascismo adora i mediocri e ha paura di ogni novità.

Sai piccolo, quest'uomo appassionato mi ha fatto pensare... la settimana scorsa ho lavorato con con un gruppo di ungheresi che raccontavano come lì il presidente eletto abbia per prima cosa cambiato tutti i direttori di teatri e musei. Per paura della cultura, perchè libera le idee. Una signora intelligente mi ha confidato sottovoce “L’unica cosa che spero per mia figlia diciasettenne è che se ne vada prima possibile dal paese,” e mentre lo diceva aveva le lacrime agli occhi. Sì perché diventi diverso appena osi di ritenerti libero, e dal Fascismo vieni cancellato. Sì, questo si chiama Fascismo e mi rifiuto di pensare che per te sia meglio andartene per affermare che i tuoi sogni non sono in vendita.

Perché in Ungheria hanno eletto quel brutto presidente? Bella domanda piccolo. Perché per loro ha abbassato il prezzo del gas e della luce, fermato l’aumento del pane, aumentato le pensioni, distribuito lavori socialmente utili a spese dello Stato, perché gli ha tolto la paura di non arrivare a fine mese spostando l’attenzione dai suoi furti e dalle ruberie dei suoi amici a nemici deboli come gli immigrati e scomodi come i laureati.
Sì, questa è la vecchia tattica del Fascismo: far finta all’inizio di essere buono per poi trasformarti in carne da polpette. Funziona così: darti da mangiare se smetti di pensare; darti la luce se vivi ne buio; e poi chiederti in cambio di girarti dall’altra parte quando ti dicono che per farti continuare a mangiare devono bastonare il giornalista che racconta le storie, l’insegnante che spiega la Shoah, il genitore che si oppone alla tua divisa, il tuo amico perché è gay, la tua amica perché scrive libri che a loro non piacciano.   

A scuola hanno detto che bisogna stare attentissimi ai malintenzionati? Sta' attento ma anche calmo. Adesso ti svelo un segreto che può capire solo chi come me e te ama la matematica: l’Italia non è mai stata così sicura. Il numero di omicidi, di rapine, di cose brutte fatte a grandi e bambini, è diminuito tantissimo in questi anni. Così come gli incidenti stradali, di treno e aereo. E sappi che gli zingari non hanno mai rapito i bambini, zero. Gli immigrati integrati invece, che sono la maggioranza, pagano la pensione dei nonni. I numeri poi dicono bene come vaccini riducano drasticamente le morti ingiuste di bambini come te e gli antibiotici salvino la pelle a tutti.  Questi sono numeri, non favole, perchè la scienza non è fatta di opinioni ma di certezze costruite con fatica. La scienza non semplifica mai, il Fascismo sì.
È che ad alcune persone piace la paura perché così possono evitare di pensare al futuro, che è cosa faticosa anche se magnifica, e poi, se vuoi, con la paura di tutto è anche più facile diventare Fascisti potendo dire sempre “Io non sono fascista ma…”

Sarai Fascista anche tu? Non lo so. Puoi decidere da solo cosa fare del tuo futuro. Anzi, devi. Se ti chiedessi di credermi solo perché sono tuo padre sarei ugualmente Fascista. Ti chiedo di prenderti il tempo per capire cosa è meglio per te e per tutti vivendo a occhi aperti, con una buona dose di scetticismo, con speranza e curiosità, amando le persone, guardando se le donne sono felici (sono sempre un buon indicatore di antifascismo), stando sempre attento a non trasformare le tue paure nelle armi di qualcun altro. 



(Riprendo a scrivere su questo blog dopo quasi un anno di pausa. Non è una bella notizia però, significa che ci sono cose che non riesco più a tenermi dentro, che mi preoccupano oltre misura, sulle quali non mi basta il confronto con la famiglia e gli amici  e che mi impongono di allargare lo sguardo a nuove soluzioni prima che i pensieri diventino paure)

giovedì 13 giugno 2013

I Saggi di fine anno: Complementi di educazione per genitori (caso 9).

Tratterò qui di quella serie inevitabili di eventi paraeducativi che con la scusa di rendere visibile al genitore le fasi della crescita dei suoi bambini, servono nei fatti a giustificare come mai il corso di musica per un infante di 6 anni costa come le rate dell’utilitaria, il corso di teatro per un salamotto di 4 come un palco stagionale all’opera, la danza per una goffa pupottola come l'intera caldaia di cui stai rimandando da 3 anni la sostituzione.
Sono eventi importanti che si svolgono in gran parte nelle scuole, poi nelle palestre, centri sportivi e altri luoghi solitamente inadatti a umani alti più di 110 centimetri.
Le indicazioni principali che l’esperienza consiglia  sono:

Bisogna esserci: gli/le insegnanti mettono così tanta enfasi nell’evento che il trauma nel bambino per una vostra assenza è ogni volta paragonabile a quello che voi provereste se vostra madre fosse dalla parrucchiera invece che davanti alla tv nel momento del vostro atterraggio su Marte.  

Occhio all’effetto ‘scarrafone’: il/la vostro erede farà più o meno quello che ci si aspetta da un minore della sua età, inclusa una certa propensione a dimenticare tutto, smoccolarsi, andare fuori tempo, annoiarsi almeno quanto voi. Ma non lo noterete, sarà invece tutto bellissimo. L’evento sarà di una banalità prevedibile come i superlativi che poi userete descrivendolo ai nonni e parenti. (“Devi vedere come balla!”, “E’ un attore nato!”, “Un talento naturale!”, “La migliore del suo corso”)

Foto e video: il comportamento dei genitori (specie dei padri) dotati di smartphone, video, fotocamere, nell’epoca della riproducibilità dell’immagine segna questi eventi come veri set. A essi l’oblio non è consentito. Alla memoria non è concesso il dono di rendere tutto memorabile davvero. Il mezzo diventa il messaggio. Senza  la foto il travestimento da antico romano non vale nulla, l'investimento nel tutù non viene ammortizzato, il balletto non è esistito. Le immagini sfocate e mosse della banalità infantile saranno poi la base dei vostri racconti densi di superlativi e esclamativi.   

I Bambini: non vedranno l’ora che sia finita, non vorranno rivedere le foto, né fare le foche quando chiederete di ripetere il saggio in presenza di estranei. Il fatto che dobbiate esserci non vi autorizza però a considerare l’evento più importante di un qualsiasi altro giorno, per loro ugualmente importante. Mi raccomando, fate in loro presenza complimenti anche agli altri bambini affinché quello che coltiviate in tutti sia autostima e non narcisismo.



Per chi volesse approfondire i casi precedenti: 

giovedì 24 gennaio 2013

Quando arriva il secondo figlio: Complementi di educazione per genitori adulti (caso 7)

“Aspettiamo il secondo”, mi scrive l’amico Dino. “Hai suggerimenti?”

Mi congratulo subito con chi decide di raddoppiare la presenza di infanti in casa: con uno, la famiglia cammina a tre ruote, diciamo è come una divertente Apecar furgonata; con due si va a quattro ruote e la stabilità del mezzo guadagna visibilmente, crescono però i consumi e la necessità di bagagliaio.
Siccome il tema ‘figli’ è infarcito di luoghi comuni, anche col secondo figlio mi pare appropriato approfondire alcune  profezie che vengono diffusamente citate perché si autoavverino come:
  • “Al primo servirebbe davvero un fratellino o una sorellina”: lo dicono i nonni, i vicini, gli impiccioni in presenza di figli unici che sfraccicano i cabbasisi oltre misura. Lo si prescrive ai bambini viziati e egocentrici, come se si trattasse di un antibiotico.  Nessuno si preoccupa di un ipotetico secondo usato come pungiball o gingillo antistress.
  • Il secondo figlio nasce imparato. Oddio, anche il primo lo nasce ma i genitori non lo capiscono per parecchi anni perché sono loro a essere impreparati. (per questo vedi post: la nascita del primo figlio)
  • “Non è importante la quantità del tempo che si dedica a un bambino ma la sua qualità”. E mentre lo dici intorno a te tutti annuiscono indipendentemente dal numero dei bambini che hanno; il tasso di sensi di colpa collettivo si abbassa e la metà dei presenti continua a messaggiarsi con What’s Up mentre i figli si scartavetrano sul marciapiede immerdato. Ovviamente non è vero ma è bello crederci. I piccoli apprendono per emulazione, anche i secondi nati, e se non emulano te, emuleranno qualcun altro (che magari ti va bene e crescono davvero meglio).   
  • “I secondi figli sono diversi”. Che è un altro modo per scaricarsi del fatto che prima di tutto quelli diversi siamo noi. Col secondo siamo: meno spaventati, più occupati, più stanchi, più scafati, più anziani, meno ricattabili con un colpo di tosse o una lacrimuccia. Darwin ha spiegato bene come le specie si adattino per sopravvivere, non perché gli piaccia la situazione. Se i secondi non fossero svegli e intraprendenti verrebbero spesso e volentieri dimenticati all’autogrill.
  • I secondi sono meno viziati”. Questo è vero anche perché le aspettative dei genitori su se stessi sono minori. Evidenti sono i tracolli delle madri: il primo mangia solo bio, il secondo si agganascia sugli avanzi; il primo aveva i pannolini lavabili, il secondo usa quelli cinesi del discount; il primo aveva i suoi capolavori esposti sui muri di ogni stanza, del secondo si usa il retro dei disegni per la lista della spesa; il primo era un testimonial dell’omeopatia, il secondo deve sbrigarsi a guarire con medicine dopanti.
  • Se ne fai due, poi te li dimentichi perché giocano assieme”. Vero finché le loro azioni non sono rubricabili nel reato di associazione a delinquere.  E vero anche perché se ne hai due sei naturalmente portato a volerli dimenticare.
  • I secondi crescono più velocemente”. È una percezione legata al fatto che con l’ingresso del secondo figlio nella vita improvvisamente rientrano in testa anche tutte le altre cose che col primo avevi dimenticato: pare quasi sia lì per ricordarti che hai lasciato il coro, il calcetto, lo yoga, la sauna, lo sci, la poltrona. Intuisci di colpo che esiste un ‘dopo’, valide babysitter,  e che rincoglionirsi nel ruolo esclusivo di papà o mamma non fa bene a te e neanche ai pupi.

Chi volesse confrontarsi con altri temi:

Le feste di Compleanno (caso 4)